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Villa Paganini

Questa zona che si estende sul lato sinistro di via Nomentana tra corso Trieste e via Gradisca è qui indicata con il nome del giardino pubblico che viene comunemente preso a punto di riferimento.

Villa Paganini acquistata dal Comune nel 1931, è quanto resta del parco della settecentesca villa del cardinale Giulio Alberoni che confinando con via Nomentana occupava una vasta area definita nella successiva Cooperativatoponomastica da vicolo della Fontana, via delle Isole, via degli Appennini e via Capodistria. Nel 1890 il senatore Roberto Paganini, acquistava la villa mentre già era iniziata la lottizzazione del parco. Parte dell’area destinata a villini, veniva gestita dalla Cooperativa Case ed Alloggi per Impiegati, Società anonima a capitale illimitato, fondata nel settembre 1902.

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In virtù di una speciale convenzione con il Comune, la Cooperativa avviava fin dal 1906 la costruzione di villini nel “quartiere Caprera (così chiamato dal nome della piazza circolare al centro di esso).

La legge sulle case popolari o economiche del 31 maggio 1903, corredata da ulteriori disposizioni approvate con Regio decreto del 27 febbraio 1908, prevedeva per le cooperative edilizie la concessione di mutui (che consentivano di diventare proprietari) e agevolazioni fiscali ( un’esenzione decennale dalle imposte): favoriva di conseguenza il nascere di nuclei residenziali i cui committenti, accomunati dalla loro professione, si associavano costituendo per l’appunto una cooperativa.

La Cooperativa Case e Alloggi per Impiegati, una delle più importanti della città, operante anche in altre zone al quartiere  Caprera i cui

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progettisti erano Ettore Sacconi, Venuto Venuti e Stefano Gentiloni Silverj, costruiva circa settanta abitazioni nell’arco di un lustro, formando un nucleo residenziale a misura d’uomo. Le foto d’epoca reperite in Archivio ci fanno capire come all’origine il quartiere sembrasse quasi un luogo di villeggiatura. Via delle Alpi, via Appennini, via dei Colli, via dei Laghi, via delle Isole, con le loro casette a schiera, i loro villini circondati da giardini, sono oggi un indirizzo molto ambito. E un vero peccato che molti edifici siano andati distrutti e sostituiti da altri di maggiori dimensioni durante gli anni sessanta e settanta del ’900.

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Dalla documentazione in Archivio risulta che molto presto, pochi anni dopo la costruzione originaria, quasi tutti hanno subito trasformazioni e ampliamenti su progetto di architetti nominati dai rispettivi proprietari. Di alcuni villini non si è trovata documentazione, ma è presumibile che anche i villini “non reperiti” di quella zona fossero parte della Cooperativa Case e Alloggi per Impiegati.

Quanto a piazza Caprera, essa era stata pianificata nel 1907  dall’ingegnere Gustavo Giovannoni, autore anche dei due “edifici sociali” destinati a “abitazioni, albergo per gli impiegati scapoli, botteghe, magazzini” che ne occuparono un lato, ad angolo con via della Alpi. Giovannoni aveva previsto la costruzione al centro della piazza di una fontana; per  quasi un secolo la piazza è rimasta vuota conservando tutto il suo fascino rétro; in tempi recenti è stata costruita una fontana, circolare così come la voleva Giovannoni,  ma,  con intenti di modernità, adornata - si fa per dire – da incongrue statue di  naiadi stilizzate.

Al di là del quartiere  Caprera, l’ area tra viale Gorizia e via Gradisca, ha una  fisionomia più composita: nel corso degli anni 20 vi si costruiscono villini, palazzine e grandi fabbricati.
Villini signorili, di stile eclettico, per lo più ispirati a modelli cinquecenteschi, si affacciano su via Nomentana. Alcuni risalgono alla fine dell’800 e ai primi anni del ’900. L’espansione urbana comincia dalla via consolare per poi investire, e solo in un secondo tempo, le circostanti.

Di seguito il dettaglio dello stabile che ospita il Villa Paganini B&B
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CopertinaLibroEstratto dal 3° Volume, curato da Irene de Guttry, della serie “Il Villino a Roma” che tratta il Quartiere Nomentano”. Ed. Palombi

 

 

 

 

 

 

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